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L'atelier della Casa della Fantasia, un posto sicuro dove crescere.

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 3 ore fa

L’atelier della Casa della Fantasia è uno spazio speciale, dove ogni anno si rinnova l’alleanza tra arte e infanzia: un patto di fiducia che le bambine e i bambini hanno stretto con la Mostra Le Immagini della Fantasia fin dai suoi inizi.

È un luogo di incroci: desideri, attese, tentativi, scoperte. Chi ha la fortuna di abitarlo — nel silenzio sospeso prima di un laboratorio o nel fermento delle attività — ne percepisce la magia. Chissà quante bambine e quanti bambini hanno sperimentato proprio lì una felicità inattesa, forse per la prima volta.

Per questo la cura dell’atelier è un gesto corale: perché resti luminoso e accogliente, aperto alle idee, attento ai volti, alle mani, alle voci; perché continui a sorprendere e a trasformarsi, senza perdere la sua identità.

A rendere possibile tutto questo, nella quotidianità, sono le atelieriste. A loro spetta il compito di esplorare il mondo delle storie illustrate, e a loro va il merito di farlo con coraggio e generosità. Michela Gasparini, Elena Iodice e Monica Parussolo progettano e conducono le attività laboratoriali a partire dagli albi e dalle opere esposte in mostra.

È in questo spazio di alleanza e meraviglia che il lavoro si intreccia con il tema espositivo della 43esima edizione: la natura, territorio di scoperta, osservazione e immaginazione.



Se guardi bene, lo vedrai!

laboratorio di Michela Gasparini

Il laboratorio è stato ideato per la scuola primaria.


Michela Gasparini ha scelto di portare in atelier l’albo Il canto dello storno di Octavie Wolters (Camelozampa), attratta dal cuore del suo messaggio: un invito a celebrare la bellezza che ci circonda, imparando a guardare e ad ascoltare davvero.


Intonerò un canto, pensò lo storno,

un canto su come tutto sia meraviglioso.

E lo intonerò per chiunque voglia ascoltarlo.

 

Un invito che Michela, appassionata conoscitrice di tipografia, ha deciso di prendere alla lettera. “Ho scelto Il canto dello storno, perché si presta perfettamente a mettere a fuoco due aspetti per me preziosi: la scoperta delle piccole gioie quotidiane e la collaborazione, al di là del risultato finale – spiega l’atelierista - Partendo dall’albo, ho proposto alle bambine e ai bambini di comporre un proprio canto: non melodioso come quello del protagonista, ma un canto corale visivo, composto dalle singole cose belle emerse attorno al tavolo di lavoro”.


 

Il laboratorio si apre con la visita alla mostra, occasione importante per allenare lo sguardo e andare a caccia delle gioie nascoste nelle immagini.

Un modo per lasciarsi ispirare e tradurre ogni scoperta in lettera.

"Dall’affascinante ragnatela di Ogni alba di Marc Martin (Terre di mezzo) alla P di pulmino, visto l’avventura del viaggio dalla scuola alla mostra, le gioie non hanno avuto limiti. E io, di certo, non ne ho messi”, sottolinea Michela.



Dopo la stampa di tante lettere colorate, ciascuno è invitato a sceglierne soltanto una per sé e a mettere sul tavolo le altre. L’ultima fase prevede, infatti, la creazione del filo delle gioie condivise: al tentennamento iniziale segue un intreccio vivacissimo di lettere infilate una dopo l’altra, a comporre un canto collettivo che si può vedere, e quasi ascoltare.



Notte fortunata, un diario illustrato per vedere nell’oscurità

laboratorio di Monica Parussolo

Il laboratorio è stato ideato per la scuola primaria.


Monica Parussolo ha scelto di portare in atelier l’albo Notte magica di Sarah Cheveau (Fatatrac), affrontando così il tema della notte, del buio e dei sogni. È un invito a entrare nel bosco a piccoli, lenti passi, in ascolto della natura e della luna, nell’attesa che la magia si riveli.

A Monica sta a cuore, infatti, generare meraviglia: “Sui tavoli bianchi le bambine e i bambini trovano disposti con cura i materiali: foglie, bacche, rametti. La stanza, a poco a poco, profuma di braci e fuliggine. Loro ancora non lo sanno, ma tra poco non siederanno più rigidi in quel sottile disagio che talvolta accompagna un’esperienza artistica. Presto le loro mani saranno nere di carbone e sentiranno tra le dita un potere capace di illuminare gli occhi e ampliare il gesto. La magia avviene proprio quando il foglio bianco, accuratamente piegato e chiuso da una fascia di cartoncino nero, viene aperto per ospitare animali che saltano e corrono”.




Alla base dell’albo e del laboratorio c’è la pratica di una tecnica artistica particolarmente amata per le infinite possibilità espressive: il carboncino fatto in modo artigianale, bruciando diversi tipi di legnetti.

Proprio attraverso il carboncino l’atelierista mostra alle bambine e ai bambini come un segno apparentemente “sbagliato” possa trasformarsi in opportunità: si può sfumare, modificare, ripensare. In atelier, infatti, non si sbaglia mai.

Dapprima con gesti incerti, poi via via più sicuri con il proseguire dell’attività, i bambini imparano a conoscere lo strumento. Monica li invita a sperimentare “i mille modi più uno” di utilizzare il carboncino, scoprendo, ad esempio, che il legnetto carbonizzato di nocciolo lascia un nero intenso e profondo, mentre il rametto di pioppo produce un marrone scuro e quello di vite una tonalità più chiara e calda.



“I fogli si riempiono di forme che custodiscono l’istinto creativo dello scarabocchio e, insieme, una struttura nascosta, invisibile ma solida: un posto sicuro da cui poter emergere. Nel tempo del laboratorio ciò che spero davvero di lasciare è proprio questa sensazione, solida e invisibile, di “un posto sicuro”, perché possa abitare ogni bambino e germogliare”.



Per giardini e per foreste

laboratorio di Elena Iodice

Il laboratorio è stato ideato per scuola secondaria di primo e secondo grado.


Elena Iodice ha scelto di portare in atelier i fiori dell’artista Jesús Cisneros, presente in mostra in veste di ospite d’onore.

“I fiori di Jesús Cisneros mi hanno conquistata in un attimo, tra decine di altre immagini bellissime ed evocative. Ho capito subito che mi stavano chiamando, che avrei dovuto trovare un modo per portare le ragazze e i ragazzi attraverso i suoi giardini e le sue foreste.

Sì, perché i giardini e le foreste di Jesús Cisneros sono luoghi da attraversare: ogni elemento suggerisce uno spazio in continuo, impercettibile, movimento. Nel suo libro, Disegnare a memoria l’artista racconta l’abitudine di appendere i bozzetti alle pareti con una semplice puntina".




"Ho immaginato il vento che entra dalle finestre del suo studio e fa muovere i fogli disegnati, come fili d’erba, foglie o steli fioriti. E allora ho capito che anche ciò che avrei realizzato – pur non vedendolo ancora con chiarezza -  avrebbe dovuto essere esposto cosi: in modo leggermente instabile, pronto a lasciarsi attraversare dall’aria. Può sembrare strano far partire una progettazione dalla fine, dall’allestimento di qualcosa che ancora non esiste, ma i processi creativi seguono direzioni proprie, un po’ anarchiche e dissidenti”.



Elena ha lavorato a lungo sui fiori: li ha osservati da vicino allo schermo del computer, li ha ingranditi, ricalcati, ridisegnati. “Mi sono sentita come quegli illustratori botanici che smontano ogni fiore per poterne raccontare la vita. Così ho fatto a pezzi anche i fiori di Cisneros: ne ho sezionato gli elementi ricorrenti - stelo, corolla, pistillo - e poi ho iniziato a giocare, mescolando le parti, innestandole una nell’altra fino a comporre un fiore nuovo”.

Un gioco che l’atelierista ha deciso di proporre alle ragazze e ai ragazzi, mettendo a disposizione tre mazzi di carte contenenti i diversi elementi dei fiori di Jesus Cisneros.

A quel punto è iniziato il lavoro con le mani: c’è chi è restato fedele al disegno originario e chi ha scelto di deviare, esplorando altri sentieri.




“Lo spaesamento iniziale lascia il passo a uno sguardo più sicuro: le ragazze e i ragazzi comprendo che anche su una via apparentemente incerta si può camminare e che, in qualche modo, si arriverà da qualche parte.

E si arriva proprio lì, nel giardino di Cisneros, composto da fogli leggeri attaccati al vetro delle finestre dello spazio-laboratorio. I sassi e il cielo che si intravedono oltre il vetro entrano nel gioco, regalando per un attimo la sensazione di trovarsi davvero in un giardino.

Non è un’esposizione statica, è un attraversare, un percorrere, un andare.

Esattamente come avviene quando si cammina per giardini e per foreste”.



Conclusioni

L’esperienza di quest’anno ci invita a custodire e rilanciare alcuni orientamenti fondamentali: educare alla gioia, alla condivisione e alla libertà espressiva; riconoscere l’errore non come inciampo, ma come possibilità di trasformazione; attraversare il dubbio, lo spaesamento e persino il disagio come passaggi necessari e fecondi del processo creativo. Mettersi in cammino con fiducia, riconoscersi nella ricerca dell’altro, creare alleanze: sono questi i semi dei laboratori che continueranno a crescere nel tempo.


Silvia Paccassoni per Dorature. Storie di illustrazione - 2026


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