Paul Troubetzkoy, il principe scultore della Belle Époque
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Aggiornamento: 1 giorno fa
Della scultura di Paul Troubetzkoy mi ha sempre sorpreso il gesto veloce della materia, virtuoso e vivo allo stesso tempo.
I movimenti delle sue danzatrici, gli abbracci stretti tra madri e figli, gli sguardi complici di bambine e animali, e infine le figure femminili.
I ritratti intimi di piccole dimensioni, non la scultura monumentale o celebrativa.
Statuette ritratto e sculture animalier, opere di naturalezza e quotidianità.

Tutta la vita mi interessa, da un elefante a una farfalla...
Quando studio e produco un essere vivente
non è la cosa in sé che desidero rappresentare,
ma la vita che vivifica e anima tutte le cose egualmente.
Paul Troubetzkoy
Una mostra a Milano, alla GAM (Galleria d’Arte Moderna), celebra Paul Troubetzkoy, riunendo opere del Musée d’Orsay di Parigi, dove la mostra è iniziata, della Galleria milanese, del Museo del Paesaggio di Verbania, di importanti istituzioni internazionali e delle collezioni private.
L’esposizione ripercorre la carriera dello scultore, partendo da Milano, città di formazione dell'artista, e prosegue fino all’affermazione internazionale, dal trasferimento a Parigi alle grandi esposizioni americane.
Ottanta opere, organizzate in cinque sezioni tematiche, fanno il punto sull’attività dello scultore che si presenta al grande pubblico di oggi.

Villa Ada sul lago
Paul Troubetzkoy nasce a Intra nel 1866, trascorre la sua infanzia nella casa di famiglia sul Lago Maggiore, Villa Ada di Ghiffa, conosciuta per la frequentazione dei protagonisti della Scapigliatura lombarda, scrittori, pittori, musicisti.
Il padre proviene da una nobile famiglia russa ed è arrivato a Firenze, nel 1863, in veste di diplomatico di Alessandro III. La madre, invece, Ada Winans, è una cantante lirica americana, in Italia per seguire corsi di canto.
Nella villa sul lago i tre piccoli Troubetzkoy, Pierre, Luigi e Paul, vengono educati all'arte dal pittore Daniele Ranzoni.

Da Milano a Parigi e New York
Ciò che cerco di fare è trasmettere efficacemente,
nel miglior modo possibile,
le impressioni che ricevo dalla natura.
Paul Troubetzkoy
A poco meno di vent’anni il giovane Troubetzkoy lascia il lago per trasferirsi a Milano, dove frequenta gli atelier dei maestri, sostituendo in questo modo la formazione accademica.
Inizia qui il suo percorso come scultore di piccole statue, ritratti, figure di donne, animali.
Saranno i monumenti, come quello dello zar Alessandro III a San Pietroburgo, e i ritratti dei personaggi di quel tempo a renderlo famoso: Lev Tolstoj, George Bernard Shaw, Giovanni Segantini, Giovanni Boldini e le celebrità dell’alta borghesia internazionale come la Marchesa Casati ed esponenti delle famiglie Rothschild, Vanderbilt, Rockefeller.
Paul Troubetzkoy sa ricavarsi un ruolo importante a livello internazionale, prima a Parigi, poi New York. Le origini principesche, la disinvoltura e anche l’originalità lo aiutano sicuramente ad affermarsi nella società cosmopolita di inizio Novecento. Tra le eccentricità, viene spesso ricordata l'abitudine di uscire a passeggio per le strade parigine con i suoi lupi. E c’è una famosa fotografia che lo ritrae in compagnia dei suoi animali, compreso un orso. Definito un “fervente amico degli animali”, vegetariano convinto, traduce in arte queste sue idee. Ricordiamo le numerose sculture di bambini con animali, il gruppo “Divoratori di cadaveri”, in cui l’artista stabilisce un parallelo tra umani carnivori e iene e, infine, il giovane agnello dal titolo “Come potete divorarmi?”.



Le stelle della danza
Torniamo alle danzatrici, realizzate quasi tutte a Parigi tra il 1909 e il 1910 e a New York tra il 1914 e il 1915. Si tratta di una decina di modelli frequentemente fusi in bronzo. Nascono dal vero, dalla conoscenza diretta dello scultore, dalla posa dunque.
Lady Constance Stewart-Richardson, ex campionessa di nuoto, si esibisce come ballerina di cabaret a Broadway agli inizi del 1914 e accetta di posare per Troubetzkoy.
Un corpo minuto si tende nello spazio, definendone le direzioni attraverso il movimento con un lieve spostamento dell'aria: possiamo avvertirne la tensione e la leggerezza.
Alla celebre Anna Pavlova dedica più pose: dalla Pavlova in piedi alla Pavlova seduta, incorniciata dal tutù e con i piedi incrociati.
"M.lle Svirsky" è la danzatrice russa, Tamara Swirskaya, che si è trasferita in Francia con la famiglia, nota per gli spettacoli al Théatre Mors e per il brillante successo ottenuto negli Stati Uniti. Si mostra a piedi nudi, in perfetto equilibrio, nonostante l'appoggio su una sola punta. Il tessuto della veste si increspa attorno al corpo, creando un contrasto tra la levigatezza della pelle e la materia abbozzata dell'abito.


Gli amici artisti
Ci è capitato probabilmente di incontrare Paul Troubetzkoy in veste di amico nelle mostre dedicate a Giovanni Boldini e Joaquin Sorolla. Qui nell'esposizione milanese sono stati accostati due ritratti del conte Robert de Montesquiou, uno dipinto da Giovanni Boldini, l'altro realizzato in bronzo da Paul Troubetzkoy. Il famoso conte dandy Robert de Montesquiou, modello per il barone de Charlus nell'opera di Marcel Proust "Alla ricerca del tempo perduto", è stata una figura emblematica nella Parigi del tempo.
Lo stesso accade con la misteriosa Marchesa Casati, affascinati entrambi dalla sua presenza, la ritraggono insieme al levriero.
È capitato anche che il pittore Joaquin Sorolla e lo scultore Paul Troubetzkoy, legati da amicizia e stima, si siano ritratti vicendevolmente: il ritratto del pittore è stato eseguito nel 1909 (esposto in mostra) e il ritratto dello scultore è stato dipinto nel 1910 (l'olio su tela si trova nella Colleción Masaveu di Madrid).


Il Museo del Paesaggio di Verbania
Il Museo del Paesaggio di Verbania, sul Lago Maggiore, è stato fondato nel 1909 dallo studioso Antonio Massara con la finalità di promuovere e conservare i beni paesaggistici e storico-artistici del territorio.
Negli anni si è formata una raccolta di pittura e scultura. Di questa raccolta fa parte la gipsoteca composta da oltre trecento opere di Paul Troubetzkoy, arrivata in collezione grazie agli eredi. Nel 1938 la vedova Rhoda Muriel Marie Boddam Somervell e il fratello Luigi donano tutti i gessi che si trovano nello studio di Suna e in quello di Neuilly-su-Seine a Parigi. Già nel 1937, prima della morte, lo scultore aveva donato al museo una serie di modelli in gesso per la realizzazione della "sala Troubetzkoy".

Mostra “Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque”
a cura di Cécile Champy-Vinas, Omar Cuccinello, Anne-Lise Desmas, Édouard Papet
Galleria d’Arte Moderna, Milano
dal 27 febbraio al 28 giugno 2026
Le immagini e le fotografie sono dell'ufficio stampa.
Fotografie © Vincenzo Bruno per CMS Cultura
Silvia Paccassoni per Dorature. Storie di illustrazione - 2026





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